ANOMIA:
sistemazione anomica
di non so cosa
in non so che
La regola è il religioso
Religione, astratto di relegere, re-legere
Legere, prima persona: lego (metto insieme, come il gioco a incastri)
Relegere: mettere insieme di nuovo
Il mondo è sempre un nuovo mondo
La religione rimette insieme, mette insieme di nuovo
Crea universo e universo ulteriore
La regola organizza religiosamente il mondo
Prima del mondo c'era un mondo, dopo il mondo c'è un mondo
Differenza tra mondi: quello in cui viviamo vuole l'articolo determinativo, tutti gli altri vogliono l'indeterminativo (sia come articolo che come vaghezza)
Pezzi di mondo, frammenti di un mondo frantumato
Frammenti messi insieme in forma di nuovo mondo
Ogni mondo è in frantumi (costituito da)
Ogni mondo è in frantumi (ridotto in)
Liquidi e solidi organici espulsi fuori bordo dalle astronavi nell'universo in millenni di esplorazioni: dna viaggiante in piogge nebuloidi, meteorismi, bolidi
Minzioni e diarree colonizzano
Re-legano, legano di nuovo, rimettono insieme
Rèlegano, destinano altrove in dimore lontane
In principio era un gioco di parole
La sregolatezza o è giovinezza (tutti i tentativi per evitare senso compiuto) o totale perdita di senso del ridicolo
Tra Terra e Paradiso l'uomo perde la vita regolarmente, religiosamente
Il Paradiso Terrestre precede la vita sulla Terra, l'anticipa
Quindi, tra Terra e Paradiso una sola possibilità anomica: il Paradiso Terrestre
La vita anomica l'abbiamo già vissuta
Un divieto come una scommessa: basterà una proibizione a dimostrare l'incapacità, per l'uomo, di una vita anomica? Dio è questo quesito.
Non un'ingiunzione a fare ma un ammonimento a non fare, a non lavorare, né di mano né di fantasia
La mela, una volta afferrata, è una mela e poi non solo una mela
Una rosa è una rosa, una rosa, una rosa... un illusorio, astratto, ritorno cubista alla terrestrità del Paradiso, alla paradisiaca sospensione della Terra
Ceci n'est pas une pipe... un concreto, piattamente surrealista, ritorno con i piedi sulla terra
C'è forse un'eco che precede la pronuncia
L'oggetto del discorso non è l'oggetto
Incredibilmente lo spettacolo di sé (lo spettacolo come società) è (tal dei tempi la scostumatezza) manifestazione e forma di rivolta, forse l'unica forma di rivolta che i tempi (dell'uomo) possono permettersi (sui tempi del tempo)
Lo spettacolo indecente di sé come messa in pericolo, in pubblico, di una realtà indecente
Lo spettacolo come suicidio
(Perché il pubblico è il pericolo), tra parentesi
Il più alto rischio: la messa in pubblico di sé, dopo i due punti
L'essere umano di nuovo come simbolo, come in Paradiso, con la virgola prima del come e dopo il Paradiso
Dare spettacolo, come in torneo dà la vita uno che affronta la sua (nostra)
aberrazione per la sopravvivenza di tutti come pubblico protagonista
Protagonista non sarà più che (sempre più) il pubblico
Il pubblico come popolo non più popolo ma, appunto, pubblico
Il pubblico come movimento
Qui: gesticolare leggendo
La sregolatezza non è nell'apparenza ma nella visione-ascolto
“Guàrdati, senti a me”
La partecipazione è già protagonismo
L'ingiunzione di sfratto da parte del possibile (il pubblico) ai danni della scena (l'impossibile)
Il pubblico si dà come possibilità, come successo, come incasso
il pubblico scopre la gratuità di darsi a se stesso, la possibilità in sé
Tenersi il successo, come cosa accaduta, l'incasso come presa di beneficio
La comprensione, dopo secoli, del significato di “azione” come titolo di credito
Questa è una messa in scena
Di parole campate in aria, campite
Una proiezione di parole come scenografia
Come corpo tipografico in luce, evoluto in luce
Calligrafia come coreografia
Le non persone del non dramma
Il carattere del carattere in uso
Avremo (saremo) sempre meno popoli, saremo (avremo) sempre più pubblici
L'attore vuole essere visto, il pubblico vuole vedersi
Il pubblico si accomoda come menzogna, defluisce come verità
La scena non dimostra né l'esistenza né l'inesistenza del mondo
Conoscere se stesso non più come essere umano ma come pubblico in sé
La creatura umana, come donna e come uomo, come una donna, come un uomo, torneranno nel Paradiso Terrestre, nella solitudine a due, sregolata?
Dio non è che un quesito, l'eternità una interrogazione sospesa
Quindi Dio è un pre-Dio, un prima interrogativo, l'intonazione antecedente
Un punto, ovunque, con sopra il ricciolo barocco, un gancio in cielo,
L'eventualità è un punto in terra, la località
Il Dio dell'uomo è un Dio seguente, una risposta azzardata, esclamativa
Un punto esclamativo, una lancia, un raggio, l'ingenua rappresentazione dell'esattezza, il frammento di un tentativo, il perentorio limite di un punto atterrito
L' “al di là” è al di là, oltre le virgolette
Ogni espressione è “tra virgolette” sopra questa terra
Escluso il gesto con le due dita delle due mani (ai lati della testa tra virgolette) che non sta né in cielo né in terra
Il pubblico non è la dimostrazione né dell'esistenza né dell'inesistenza di Dio
Ma è dimostrazione statistica di ogni cosa
Anche di un Dio statistico al di là dell'esistenza o dell'inesistenza
Oltre l'esistenza, oltre l'inesistenza: questa è una definizione dell'al di là
Sotto specie anomica, non regolamentare
Il pubblico è mostra, istallazione di sé
Sotto specie umana
Il detestabile pubblico, nel senso che, come pubblico spettacolo, il pubblico si rifiuta d'essere testabile
Perché il pubblico non è prodotto ma indotto, industrialmente parlando
La testimonianza è delegata, testato è il prodotto dalle associazioni in difesa dei consumatori
Guadagnando tempo (l'umano) per organizzarsi in consorzio (umano), notte bianca, fascia verde, apertura domenicale, momenti di partecipazione collettiva, primarie, festa democratica, uscita dai locali pubblici
L'indice della fiducia dei consumatori: osceno più del medio eretto
Non è Dio il modello del pubblico ma la Madonna, la Creatrice del Creatore, la concezione immacolata, miracolo come spettacolo senza prove, improvvisazione di sé, creazione di un Dio eventuale, socialmente utile, pagante, femmina nella madre
Per femmina si intende colei che paga, anche se il maschio ha la presunzione di credere il contrario
Quindi credere significa: credere di pagare
Manifestazione democratica: l'acquisto del proprio ex-voto
La democrazia crea, per tutti, l'opportunità di pagare e ottenere dietro pagamento, quindi di essere pagato e di dare dietro pagamento, in un clima disteso e accogliente: un bordello non per antonomasia ma ben condotto
Spettacolo di sé come dimostrazione dell'esistenza della vita sulla terra
Non un'entrata (che è dell'attore) ma un'uscita in scena (che è dell'essere umano), una cacciata (che in lingua napoletana significa teatrale esposizione. p.es: un trionfo di babà sulla guantiera) dal Terrestre come Paradiso
La creatura umana s'offre (soffre) su un vassoio d'argento rivolto alla terra
L'umano detesta, de-testimonia, il Paradiso Terrestre, rifiuta di testimoniare a favore della sregolatezza
Il pubblico spettacolo di sé è angelo ribelle all'anomia
Ribelle al deregolamento, all'illegalità del Paradiso Terrestre, alla gratuità di tutti i frutti
La nuova regola: l'uscita in scena adamevitica, la platea spettacolo
Il pubblico, nato pagante, non riconosce che il rapporto economico con le cose del mondo
Pagato il primo biglietto, lo spettatore acquista, con quel biglietto, illusione di legalità
Tra tutti gli alberi uno, prenotato
Lo spettacolo come rappresentazione di modelli di una vita dominata
“Una vita dominata” potrebbe essere il titolo di ogni rappresentazione
La platea è un rallentamento, file di curiosi numerati, la momentanea sospensione dei traffici
L'anomia, ovviamente, precede la regola come il Paradiso Terrestre precede la Terra
La sregolatezza della Povertà nel Paradiso Terrestre, indigenza come appagamento
Dove ogni certezza è un enigma, l'enigmatica evanescenza della parola certa, della risposta esatta
Ogni certezza segue la procedura problematica che l'anticipa: la domanda
Domanda in attesa di risposta esatta, risposta esatta in attesa di un premio
Poi l'alba su un nuovo mondo terrestre (va detto)
I mezzi producono bisogni
L'utensile autocratico
Il cacciavite, la coazione spiralesca, il compulsivo giro di vite
lo scettro per il re, la chiave a sole
La vocazione tirannica del fai da te (regolamentata da prospetto illustrativo)
Il dispotico assemblaggio del mobile in kit
La frustrazione per un incastro renitente, la repressione dello spigolo recalcitrante (ogni sterminio è sterminio di sé)
Repressione di sé nel fai da te
Il montaggio dell'oggetto: la carneficina
L'alba è un poi, quindi il tramonto è un prima, l'occidente è un mezzo, tra l'alba perduta e l'alba sostituta
L'uscita in scena, dal Paradiso Terrestre sulla terra senza paradiso: la creazione del domani, ossia dello spettacolo
L'attore in scena non è proprietario, nessun oggetto gli appartiene, nemmeno il costume: in rapporto al possesso è nudo, è Adamo
Ogni attrice non recita che nuda, evitica, circondata da oggetti e costumi di natura teatrale: i mezzi della produzione
Non la scena ma il camerino come luogo dell'atto osceno, prima del primo o seguente all'ultimo
Aneddotico sarà l'applauso
In rapporto alla vita reale gli attori non sono che poveri, di una povertà che li alimenta
Non indossano che lo sguardo dello spettatore, la sartoria
A teatro lo spettatore è costumista, veste
La natura teatrale della natura nel Paradiso Terrestre
Il pubblico è pagante, il prezzo del biglietto è nostalgia
Il pubblico è proprietario, lo è anche del lavoro del proprio parrucchiere e del proprio dentista
Circondato da abiti e oggetti di natura terrena: il prodotto dei propri mezzi
I mezzi di produzione producono mezzi di produzione
Anche una penna è un mezzo di produzione, lo è un distintivo, un fazzoletto
Eva e Adamo piansero uscendo in scena, diventarono mezzi di produzione, l'uno per l'altro: la metà
Iniziò la divisione del mondo in due, avrebbero potuto procedere nello stesso senso (direzione) ma non nello stesso significato (orma)
Nel Paradiso Terrestre procedere era infondato, fuor di luogo
I beni erano comuni, come pure il godimento, i sensi sregolati: la felicità
Il bene comune come stato d'animo
Se non è comunista il paesaggio, non può esserlo la creatura umana
Un albero crebbe isolato, singolare, era uno e non tutti
Divenne merce di scambio di occhiate, in principio
Ogni alba divenne un problema: la questione della mela
Ogni sera divenne un problema: la questione della mela
E ogni notte sorgeva la mela
In ogni abbraccio era, intrusa, la mela, l'estraneità
Nel godimento plurale del tutto: questa mela singolare
La merce è il singolare del plurale, il quanto del tutto
Il singolare dell'albero divenne un problema per l'immenso plurale
Nel plurale si sta, attraverso il singolare si passa
La mela a mezzi: la regola, l'infrazione della sregolatezza
La mela si aprì come una porta a morsi, uscirono in scena
Diventarono pubblico, cominciarono a fare distinzione tra buono e cattivo gusto
Quindi conobbero il pessimo gusto di parlare del gusto (buono o cattivo): l'infelicità
Ebbero bisogno di un fazzoletto e di uno specchio, avevano perso il paesaggio, intorno soltanto natura, stupida e ostile
Nel Paradiso Terrestre cattivo e buon gusto coincidono, quindi il gusto è sospeso
Come vivere nell'illustrazione più decorativa, in un idillio pastello, con l'acqua dipinta, ferma e corrente, le foglie di tutti i verdi
Se fosse possibile ci libereremmo di estetiche e filosofie di colpo, e con enorme sollievo respireremmo l'aria colorata
Se quell'acqua corresse, restando sempre la stessa, ma non è più possibile
Ognuno conosce il proprio paesaggio, vignetta (con tralci e viticci a cornice), fumetto, maiolica azzurra e gialla, scena convessa su un vaso, stampa ingiallita, illustrazione nella quale vivrebbe
In noi ogni visione meravigliosa è dozzinale, è finalmente il magnifico alla nostra portata
Chi lo nega mente
Grande attrazione, certezza di incolumità tra due o più colori
Quel senso di insurrezione: disporsi a essere sorretto dall'illustrazione
Ancora una volta sospendendo il gusto
La sospensione del gusto è sempre: di nuovo
Il nuovo non è che sospensione del gusto
Se la stessa acqua corresse in se stessa
Ridicola conquista sulla terra: l'acqua che scorre non è mai la stessa
La pena di chi è uscito in scena e non può che apprezzare o disprezzare
Non può che pagare
Il percipiente non ambisce che alla soddisfazione di sé come contribuente
Sgravio fiscale come sgravio di sé, pagandole le tasse: alleggerimento, assoluzione
La verità è che il contribuente vuole sentirsi superiore a chi lo governa e, quanto più chi lo governa è derisibile, paga volentieri più tasse, considerandole un investimento in scherno e dileggio
In caso contrario patteggia, propende al condono reciproco
Il dovere è inflitto da chi si sente in dovere
Il diritto è subìto da chi vanta il diritto
La giusta perplessità, peraltro inconfessabile, di rispettare un dovere, di esercitare un diritto: l'insoddisfazione
Perplessità della giustizia, infatti
Satirico è chi, al posto dell'oggetto delle sue invettive, sarebbe capace di fare di peggio, ossia il penitente, un penitente che indossa il corpo altrui sotto il proprio, come un cilicio interiore stretto verso l'esterno (l'uscita in scena della morale)
Oggetto della satira è la creatura che ne ricava beneficio
Il pubblico non vagheggia che l'esenzione: l'esclusione dei presenti
Così il pubblico è l'estraneo presente sulla scena, sulla terra, l'uscito entrando
È il primordiale perduto che tende all'attuale inconquistabile
Entrerebbe nell'esserci dopo esserci stato
Una donna era tutte le donne, un uomo era tutti gli uomini, Dio riposava
Eva e Adamo sarebbero bastati per dimostrare l'esistenza della creatura umana e l'inutilità del lavoro, senza nemmeno scomodare nessun Dio dal suo sonno
Usciti in scena non diventarono che contabilità: tot nati al secondo, tot morti, tot coiti in un attimo nel mondo, tra lavoro e lavoro
Tot e poi tot, rintocchi statistici; il lavoro e il dopolavoro; il paradiso assurdo dopo il Paradiso Terrestre; i mezzi e non l'intero; l'incredibile eternità dopo tutto il tempo; l'arte come nostalgia della vignetta accogliente; i beni come nostalgia della povertà sazia; punto e virgola: i punti da fare, le virgole da mettere
L'economia come la matematica, che è il più estremo e mascherato tentativo d'opera d'arte, formale e informale
Matematica: identità dell'arte con se stessa (al di là del folklore dei risultati)
Il mercato degli effetti
Economia: Identità tra arte e vita (al di là del folklorico effetto sui mercati)
Profitto: intrusione più o meno proterva, più o meno lesiva di uno scheggiato frammento di al di là nell'al di qua
L'offerta segue la domanda o la precede?
Se l'offerta segue la domanda, la domanda è l'offerta (di una possibilità)
Se la domanda segue l'offerta, l'offerta è una domanda (in attesa di una domanda come risposta)
Simultaneità di offerta e domanda: l'essere umano acquirente
Se l'essere umano è offerta, l'acquirente è domanda
Se l'essere umano è domanda, l'acquirente è offerta
A seconda dell'esercizio commerciale in sé
Il consumatore si palesa a se stesso per affioramenti di piccoli frammenti alla propria memoria: il sé in versi, la poesia
Lo spazio tra il consumatore e la merce, più lungo, più breve: un sonetto, un poemetto, un poema
Il poema: la durata massima di un elettrodomestico, di un'autovettura
La mitezza del ribelle: che i conti tornino
L'essere umano sta per diventare buono, nel secolo XXI in Italia (in Italy), ossia conveniente
Il buono è nemico del povero, il buono conosce la convenienza della bontà perché conosce la sconvenienza dell'indigenza
Il buono stringe un patto di non belligeranza con la bontà, che diventa coalizione sleale con l'alleata più conveniente
La rivoluzione indigente: essere poveri ma esserlo tutti
Finalmente la povertà come convenienza (il guadagno etimologico)
Cum-venire, simultaneità del venire, la venienza, l'avvenenza
Sempre etimologicamente parlando la parola “povero” è già un giudizio, un biasimo: povero significa “colui che produce poco”, non “colui che ha poco”
Fuori del Paradiso Terrestre tutti lo sanno
Pur non conoscendo il cosiddetto significato etimologico, l'uomo lo sa, non sensatamente ma sentitamente
Eppure mente
Non che l'etimologia segni il destino del senso ma, ovviamente, l'origine del suo fraintendimento
“Significato etimologico” è un'espressione errata
La parola, in principio, fu un tentativo: sottrarre significato
In seguito il tentativo fallì
Sull'albero della conoscenza la mela maturava come significato
“Se avessi saputo” è la frase dell'essere umano
È un paradosso: se avesse saputo non avrebbe divorato il significato, ma lo divorò per sapere
Per sapere che se avesse saputo non avrebbe voluto sapere
Sapere è una variabile, valevole tanto quanto un'altra
Ma, disinteressati al senso, avremmo avuto sulle labbra non la parola ma il sapore e la consistenza della cosa
Il suono è nostalgia di consistenza
La produzione di senso è già produzione
Così la povertà è insensatezza, rifondazione terrestre di paradiso
Un non volerne più sapere
Povertà per tutti: un successo se fosse una canzoncina, un romanzetto, un programmino di successo
Infatti la creatura vivente (o convenientemente defunta) ospitata in un programma (sociale) di successo è la dimostrazione, diretta o indiretta, di quanta capacità abbia l'essere umano d'esprimere il proprio irrefrenabile desiderio di povertà, accentuandone i tratti spettacolari: l'aspetto miserabile
L'essere umano non riesce a nascondere mai del tutto la propria nostalgia di povertà, sia come ambizione sia come vocazione, seppur segrete
Ambizione alla povertà che trova nell'ambizione alla ricchezza un insoddisfacente surrogato, non appagante
La ricchezza come, appunto, schiaffo alla povertà che non si risveglia, di nuovo viva, vegeta e rigogliosa, in chi l'ha perduta
Povero è colui che non produce perché tutto, intorno, è vivo, vegeto e rigoglioso
Non avere bisogni perché non ce n'è bisogno
Quindi: non avere è relativo al non essere bisognosi
Avere è relativo all'essere quando eravamo poveri nel Paradiso Terrestre
Vocazione alla povertà, trasferita nell'arte con la petulante invadenza di chi offre la carità di un'allucinazione a se stesso
L'arte crea sempre forme concluse (siano anche opere aperte o incompiute: stanno in una mano, in un tempo, in un luogo), crea paradisi in terra dai quali vorremmo che il nostro cuore fosse stretto
L'arte sarebbe tutta arte povera se su di essa non incombesse la produzione, se non fosse soffocata dai mezzi
Ma d'essere povero non è più capace, l'essere umano, come non è più capace di nudità se non discutibile, se non, si direbbe, in costume epidermico, in una veste inesatta nei dettagli e nell'insieme
Sempre un sospetto di inesattezza filologica nella moda corrente
La nudità appare ma non è
In quanto a essere è solo incomprensibile, ossia fu
È il risultato di una spoliazione, di uno strappo, nostalgia di un tempo
Il nudo è, ormai, tutt'altro
L'intimità sotto un trucco pesante d'estraneità
Dopo il trucco non ci si avvia che alla rappresentazione: l'angelo preterintenzionale con le ali intenzionali
Incidenza del virtuale sul virtuoso: indire un convegno, poi lasciar perdere, dissuasi dalla disgustosa capacità di dimostrarla, questa incidenza, come anche quella di tutto su tutto (saperla dimostrare e non credere nella dimostrazione)
Soffocamento di ogni ribellione nel pareggio di bilancio, nello zero
Per l'appagato tutto è un appagamento, per l'incantato tutto è un incanto, per l'essere terra terra tutto è terra terra sulla terra Terra
Il definitivo abbandono del Paradiso Terrestre, la linea di passaggio coincide con queste righe, qui si sente come il crepitio di un morso nella mela
Qui, tutti, perdiamo l'occasione d'essere poveri
D'essere poveri sregolatamente, ossia godendo
Povertà è sregolatezza
Sotto un cielo di stelle, dalle quali discende, de sideribus, ogni desiderio, che poteva essere appagato senza nemmeno troppo sforzo e senza chissà quale laboriosa concupiscenza, tante volte per ogni stella, e rivelato dalla luce piccolissima di ognuna, e goduto sotto quella luce stellare della quale — è dimostrato — la pelle umana è ottimo conduttore
Era un segreto
La cui rivelazione è ora, di tra queste righe, sopra questa terra Terra, perfettamente inutile ormai più
La Povertà senza regole avrebbe vissuto con noi per sempre, dilettandosi, Lei e noi, Lei con noi, noi con Lei, sia ad ogni istante che in ore varie e svariate, per poi dormire placidissimi e dolcissimi, sazi ma senza peso, su un cuscino di pietra
La Povertà, quando ogni cosa era povera al punto di non avere un nome, né scientifico né comune né proprio (di proprietà)
L'Anomia, la Povertà:
“Pensavo che sarei rimasta con te per sempre, con te, creatura, che saresti stata subito giusta, subito buona, subito sapiente... con te per sempre in un luogo felice e bello”
Quelle pugnalate d'avverbio, rigirate come aggettivo nella carne, quel subito, che come avverbio significa improvvisamente, immediatamente, e come aggettivo significa lampeggiante e lampante, senza troppe storie o remore o pensiero
Abbiamo perso tutto, abbiamo perso la Povertà
Regolarmente
(questi versetti potrebbero continuare all'infinito, sregolatamente, come un Paradiso, terrestri)