venerdì, 17 aprile 2009

mazzetti poemetti

postato da: cassiodorov alle ore 21:57 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 11 febbraio 2009

qual è il primo ricordo che hai della tua infanzia?


Ho il febbrone. Mi dibatto, trincerato sotto le coperte, perché non voglio che il dottore mi visiti. Mia madre tenta dolcemente di convincermi.
postato da: cassiodorov alle ore 10:18 | link | commenti (5)
categorie: amarcord, spam
martedì, 10 febbraio 2009

se era sentimento


in tutti i mondi cominciarono a temerlo – se era sentimento – se mancava il respiro – gli avevano cucito addosso il nome di cuore e il suo pezzo forte era lo stesso riff / per ore, barbaro e raffinato
postato da: cassiodorov alle ore 10:35 | link | commenti (2)
categorie: archeologia, spam
lunedì, 02 febbraio 2009

Con il permesso dell'autore

(di Pasquale Panella)

 

ANOMIA:

 

 

L'USCITA IN SCENA

 

 

sistemazione anomica

di non so cosa

in non so che

 

 

 

La regola è il religioso

 

Religione, astratto di relegere, re-legere

 

Legere, prima persona: lego (metto insieme, come il gioco a incastri)

 

Relegere: mettere insieme di nuovo

 

Il mondo è sempre un nuovo mondo

 

La religione rimette insieme, mette insieme di nuovo

 

Crea universo e universo ulteriore

 

La regola organizza religiosamente il mondo

 

Prima del mondo c'era un mondo, dopo il mondo c'è un mondo

 

Differenza tra mondi: quello in cui viviamo vuole l'articolo determinativo, tutti gli altri vogliono l'indeterminativo (sia come articolo che come vaghezza)

 

Pezzi di mondo, frammenti di un mondo frantumato

 

Frammenti messi insieme in forma di nuovo mondo

 

Ogni mondo è in frantumi (costituito da)

 

Ogni mondo è in frantumi (ridotto in)

 

Liquidi e solidi organici espulsi fuori bordo dalle astronavi nell'universo in millenni di esplorazioni: dna viaggiante in piogge nebuloidi, meteorismi, bolidi

 

Minzioni e diarree colonizzano

 

Re-legano, legano di nuovo, rimettono insieme

 

Rèlegano, destinano altrove in dimore lontane

 

In principio era un gioco di parole

 

La sregolatezza o è giovinezza (tutti i tentativi per evitare senso compiuto) o totale perdita di senso del ridicolo

 

Tra Terra e Paradiso l'uomo perde la vita regolarmente, religiosamente

 

Il Paradiso Terrestre precede la vita sulla Terra, l'anticipa

 

Quindi, tra Terra e Paradiso una sola possibilità anomica: il Paradiso Terrestre

 

La vita anomica l'abbiamo già vissuta

 

Un divieto come una scommessa: basterà una proibizione a dimostrare l'incapacità, per l'uomo, di una vita anomica? Dio è questo quesito.

 

Non un'ingiunzione a fare ma un ammonimento a non fare, a non lavorare, né di mano né di fantasia

 

La mela, una volta afferrata, è una mela e poi non solo una mela

 

Una rosa è una rosa, una rosa, una rosa... un illusorio, astratto, ritorno cubista alla terrestrità del Paradiso, alla paradisiaca sospensione della Terra

 

Ceci n'est pas une pipe... un concreto, piattamente surrealista, ritorno con i piedi sulla terra

 

C'è forse un'eco che precede la pronuncia

 

L'oggetto del discorso non è l'oggetto

 

Incredibilmente lo spettacolo di sé (lo spettacolo come società) è (tal dei tempi la scostumatezza) manifestazione e forma  di rivolta, forse l'unica forma di rivolta che i tempi (dell'uomo) possono permettersi (sui tempi del tempo)

 

Lo spettacolo indecente di sé come messa in pericolo, in pubblico, di una realtà indecente

 

Lo spettacolo come suicidio

 

(Perché il pubblico è il pericolo), tra parentesi

 

Il più alto rischio: la messa in pubblico di sé, dopo i due punti

 

L'essere umano di nuovo come simbolo, come in Paradiso, con la virgola prima del come e dopo il Paradiso

 

Dare spettacolo, come in torneo dà la vita uno che affronta la sua (nostra)

aberrazione per la sopravvivenza di tutti come pubblico protagonista

 

Protagonista non sarà più che (sempre più) il pubblico

 

Il pubblico come popolo non più popolo ma, appunto, pubblico

 

Il pubblico come movimento

 

Qui: gesticolare leggendo

 

La sregolatezza non è nell'apparenza ma nella visione-ascolto

 

“Guàrdati, senti a me”

 

La partecipazione è già protagonismo

 

L'ingiunzione di sfratto da parte del possibile (il pubblico) ai danni della scena (l'impossibile)

 

Il pubblico si dà come possibilità, come successo, come incasso

 

il pubblico scopre la gratuità di darsi a se stesso, la possibilità in sé

 

Tenersi il successo, come cosa accaduta, l'incasso come presa di beneficio

 

La comprensione, dopo secoli, del significato di “azione” come titolo di credito

 

Questa è una messa in scena

 

Di parole campate in aria, campite

 

Una proiezione di parole come scenografia

 

Come corpo tipografico in luce, evoluto in luce

 

Calligrafia come coreografia

 

Le non persone del non dramma

 

Il carattere del carattere in uso

 

Avremo (saremo) sempre meno popoli, saremo (avremo) sempre più pubblici

 

L'attore vuole essere visto, il pubblico vuole vedersi

 

Il pubblico si accomoda come menzogna, defluisce come verità

 

La scena non dimostra né l'esistenza né l'inesistenza del mondo

 

Conoscere se stesso non più come essere umano ma come pubblico in sé

 

La creatura umana, come donna e come uomo, come una donna, come un uomo, torneranno nel Paradiso Terrestre, nella solitudine a due, sregolata?

 

Dio non è che un quesito, l'eternità una interrogazione sospesa

 

Quindi Dio è un pre-Dio, un prima interrogativo, l'intonazione antecedente

 

Un punto, ovunque, con sopra il ricciolo barocco, un gancio in cielo,

 

L'eventualità è un punto in terra, la località

 

Il Dio dell'uomo è un Dio seguente, una risposta azzardata, esclamativa

 

Un punto esclamativo, una lancia, un raggio, l'ingenua rappresentazione dell'esattezza, il frammento di un tentativo, il perentorio limite di un punto atterrito

 

L' “al di là” è al di là, oltre le virgolette

 

Ogni espressione è “tra virgolette” sopra questa terra

 

Escluso il gesto con le due dita delle due mani (ai lati della testa tra virgolette) che non sta né in cielo né in terra

 

Il pubblico non è la dimostrazione né dell'esistenza né dell'inesistenza di Dio

 

Ma è dimostrazione statistica di ogni cosa

 

Anche di un Dio statistico al di là dell'esistenza o dell'inesistenza

 

Oltre l'esistenza, oltre l'inesistenza: questa è una definizione dell'al di là

 

Sotto specie anomica, non regolamentare

 

Il pubblico è mostra, istallazione di sé

 

Sotto specie umana

 

Il detestabile pubblico, nel senso che, come pubblico spettacolo, il pubblico si rifiuta d'essere testabile

 

Perché il pubblico non è prodotto ma indotto, industrialmente parlando

 

La testimonianza è delegata, testato è il prodotto dalle associazioni in difesa dei consumatori

 

Guadagnando tempo (l'umano) per organizzarsi in consorzio (umano), notte bianca, fascia verde, apertura domenicale, momenti di partecipazione collettiva, primarie, festa democratica, uscita dai locali pubblici

 

L'indice della fiducia dei consumatori: osceno più del medio eretto

 

Non è Dio il modello del pubblico ma la Madonna, la Creatrice del Creatore, la concezione immacolata, miracolo come spettacolo senza prove, improvvisazione di sé, creazione di un Dio eventuale, socialmente utile, pagante, femmina nella madre

 

Per femmina si intende colei che paga, anche se il maschio ha la presunzione di credere il contrario

 

Quindi credere significa: credere di pagare

 

Manifestazione democratica: l'acquisto del proprio ex-voto

 

La democrazia crea, per tutti, l'opportunità di pagare e ottenere dietro pagamento, quindi di essere pagato e di dare dietro pagamento, in un clima disteso e accogliente: un bordello non per antonomasia ma ben condotto

 

Spettacolo di sé come dimostrazione dell'esistenza della vita sulla terra

 

Non un'entrata (che è dell'attore) ma un'uscita in scena (che è dell'essere umano), una cacciata (che in lingua napoletana significa teatrale esposizione. p.es: un trionfo di babà sulla guantiera) dal Terrestre come Paradiso

 

La creatura umana s'offre (soffre) su un vassoio d'argento rivolto alla terra

 

L'umano detesta, de-testimonia, il Paradiso Terrestre, rifiuta di testimoniare a favore della sregolatezza

 

Il pubblico spettacolo di sé è angelo ribelle all'anomia

 

Ribelle al deregolamento, all'illegalità del Paradiso Terrestre, alla gratuità di tutti i frutti

 

La nuova regola: l'uscita in scena adamevitica, la platea spettacolo

 

Il pubblico, nato pagante, non riconosce che il rapporto economico con le cose del mondo

 

Pagato il primo biglietto, lo spettatore acquista, con quel biglietto, illusione di legalità

 

Tra tutti gli alberi uno, prenotato

 

Lo spettacolo come rappresentazione di modelli di una vita dominata

 

“Una vita dominata” potrebbe essere il titolo di ogni rappresentazione

 

La platea è un rallentamento, file di curiosi numerati, la momentanea sospensione dei traffici

 

L'anomia, ovviamente, precede la regola come il Paradiso Terrestre precede la Terra

 

La sregolatezza della Povertà nel Paradiso Terrestre, indigenza come appagamento

 

Dove ogni certezza è un enigma, l'enigmatica evanescenza della parola certa, della risposta esatta

 

Ogni certezza segue la procedura problematica che l'anticipa: la domanda

 

Domanda in attesa di risposta esatta, risposta esatta in attesa di un premio

 

Poi l'alba su un nuovo mondo terrestre (va detto)

 

I mezzi producono bisogni

 

L'utensile autocratico

 

Il cacciavite, la coazione spiralesca, il compulsivo giro di vite

 

lo scettro per il re, la chiave a sole

 

La vocazione tirannica del fai da te (regolamentata da prospetto illustrativo)

 

Il dispotico assemblaggio del mobile in kit

 

La frustrazione per un incastro renitente, la repressione dello spigolo recalcitrante (ogni sterminio è sterminio di sé)

 

Repressione di sé nel fai da te

 

Il montaggio dell'oggetto: la carneficina

 

L'alba è un poi, quindi il tramonto è un prima, l'occidente è un mezzo, tra l'alba perduta e l'alba sostituta

 

L'uscita in scena, dal Paradiso Terrestre sulla terra senza paradiso: la creazione del domani, ossia dello spettacolo

 

L'attore in scena non è proprietario, nessun oggetto gli appartiene, nemmeno il costume: in rapporto al possesso è nudo, è Adamo

 

Ogni attrice non recita che nuda, evitica, circondata da oggetti e costumi di natura teatrale: i mezzi della produzione

 

Non la scena ma il camerino come luogo dell'atto osceno, prima del primo o seguente all'ultimo

 

Aneddotico sarà l'applauso

 

In rapporto alla vita reale gli attori non sono che poveri, di una povertà che li alimenta

 

Non indossano che lo sguardo dello spettatore, la sartoria

 

A teatro lo spettatore è costumista, veste

 

La natura teatrale della natura nel Paradiso Terrestre

 

Il pubblico è pagante, il prezzo del biglietto è nostalgia

 

Il pubblico è proprietario, lo è anche del lavoro del proprio parrucchiere e del proprio dentista

 

Circondato da abiti e oggetti di natura terrena: il prodotto dei propri mezzi

 

I mezzi di produzione producono mezzi di produzione

 

Anche una penna è un mezzo di produzione, lo è un distintivo, un fazzoletto

 

Eva e Adamo piansero uscendo in scena, diventarono mezzi di produzione, l'uno per l'altro: la metà

 

Iniziò la divisione del mondo in due, avrebbero potuto procedere nello stesso senso (direzione) ma non nello stesso significato (orma)

 

Nel Paradiso Terrestre procedere era infondato, fuor di luogo

 

I beni erano comuni, come pure il godimento, i sensi sregolati: la felicità

 

Il bene comune come stato d'animo

 

Se non è comunista il paesaggio, non può esserlo la creatura umana

 

Un albero crebbe isolato, singolare, era uno e non tutti

 

Divenne merce di scambio di occhiate, in principio

 

Ogni alba divenne un problema: la questione della mela

 

Ogni sera divenne un problema: la questione della mela

 

E ogni notte sorgeva la mela

 

In ogni abbraccio era, intrusa, la mela, l'estraneità

 

Nel godimento plurale del tutto: questa mela singolare

 

La merce è il singolare del plurale, il quanto del tutto

 

Il singolare dell'albero divenne un problema per l'immenso plurale

 

Nel plurale si sta, attraverso il singolare si passa

 

La mela a mezzi: la regola, l'infrazione della sregolatezza

 

La mela si aprì come una porta a morsi, uscirono in scena

 

Diventarono pubblico, cominciarono a fare distinzione tra buono e cattivo gusto

 

Quindi conobbero il pessimo gusto di parlare del gusto (buono o cattivo): l'infelicità

 

Ebbero bisogno di un fazzoletto e di uno specchio, avevano perso il paesaggio, intorno soltanto natura, stupida e ostile

 

Nel Paradiso Terrestre cattivo e buon gusto coincidono, quindi il gusto è sospeso

 

Come vivere nell'illustrazione più decorativa, in un idillio pastello, con l'acqua dipinta, ferma e corrente, le foglie di tutti i verdi

 

Se fosse possibile ci libereremmo di estetiche e filosofie di colpo, e con enorme sollievo respireremmo l'aria colorata

 

Se quell'acqua corresse, restando sempre la stessa, ma non è più possibile

 

Ognuno conosce il proprio paesaggio, vignetta (con tralci e viticci a cornice), fumetto, maiolica azzurra e gialla, scena convessa su un vaso, stampa ingiallita, illustrazione nella quale vivrebbe

 

In noi ogni visione meravigliosa è dozzinale, è finalmente il magnifico alla nostra portata

 

Chi lo nega mente

 

Grande attrazione, certezza di incolumità tra due o più colori

 

Quel senso di insurrezione: disporsi a essere sorretto dall'illustrazione

 

Ancora una volta sospendendo il gusto

 

La sospensione del gusto è sempre: di nuovo

 

Il nuovo non è che sospensione del gusto

 

Se la stessa acqua corresse in se stessa

 

Ridicola conquista sulla terra: l'acqua che scorre non è mai la stessa

 

La pena di chi è uscito in scena e non può che apprezzare o disprezzare

 

Non può che pagare

 

Il percipiente non ambisce che alla soddisfazione di sé come contribuente

 

Sgravio fiscale come sgravio di sé, pagandole le tasse: alleggerimento, assoluzione

 

La verità è che il contribuente vuole sentirsi superiore a chi lo governa e, quanto più chi lo governa è derisibile, paga volentieri più tasse, considerandole un  investimento in scherno e dileggio

 

In caso contrario patteggia, propende al condono reciproco

 

Il dovere è inflitto da chi si sente in dovere

 

Il diritto è subìto da chi vanta il diritto

 

La giusta perplessità, peraltro inconfessabile, di rispettare un dovere, di esercitare un diritto: l'insoddisfazione

 

Perplessità della giustizia, infatti 

 

Satirico è chi, al posto dell'oggetto delle sue invettive, sarebbe capace di fare di peggio, ossia il penitente, un penitente che indossa il corpo altrui sotto il proprio, come un cilicio interiore stretto verso l'esterno (l'uscita in scena della morale)

 

Oggetto della satira è la creatura che ne ricava beneficio

 

Il pubblico non vagheggia che l'esenzione: l'esclusione dei presenti

 

Così il pubblico è l'estraneo presente sulla scena, sulla terra, l'uscito entrando

 

È il primordiale perduto che tende all'attuale inconquistabile

 

Entrerebbe nell'esserci dopo esserci stato

 

Una donna era tutte le donne, un uomo era tutti gli uomini, Dio riposava

 

Eva e Adamo sarebbero bastati per dimostrare l'esistenza della creatura umana e l'inutilità del lavoro, senza nemmeno scomodare nessun Dio dal suo sonno

 

Usciti in scena non diventarono che contabilità: tot nati al secondo, tot morti, tot coiti in un attimo nel mondo, tra lavoro e lavoro

 

Tot e poi tot, rintocchi statistici; il lavoro e il dopolavoro; il paradiso assurdo dopo il Paradiso Terrestre; i mezzi e non l'intero; l'incredibile eternità dopo tutto il tempo; l'arte come nostalgia della vignetta accogliente; i beni come nostalgia della povertà sazia; punto e virgola: i punti da fare, le virgole da mettere

 

L'economia come la matematica, che è il più estremo e mascherato tentativo d'opera d'arte, formale e informale

 

Matematica: identità dell'arte con se stessa (al di là del folklore dei risultati)

 

Il mercato degli effetti

 

Economia: Identità tra arte e vita (al di là del folklorico effetto sui mercati)

 

Profitto: intrusione più o meno proterva, più o meno lesiva di uno scheggiato frammento di al di là nell'al di qua

 

L'offerta segue la domanda o la precede?

 

Se l'offerta segue la domanda, la domanda è l'offerta (di una possibilità)

 

Se la domanda segue l'offerta, l'offerta è una domanda (in attesa di una domanda come risposta)

 

Simultaneità di offerta e domanda: l'essere umano acquirente

 

Se l'essere umano è offerta, l'acquirente è domanda

 

Se l'essere umano è domanda, l'acquirente è offerta

 

A seconda dell'esercizio commerciale in sé

 

Il consumatore si palesa a se stesso per affioramenti di piccoli frammenti alla propria memoria: il sé in versi, la poesia

 

Lo spazio tra il consumatore e la merce, più lungo, più breve: un sonetto, un poemetto, un poema

 

Il poema: la durata massima di un elettrodomestico, di un'autovettura

 

La mitezza del ribelle: che i conti tornino

 

L'essere umano sta per diventare buono, nel secolo XXI in Italia (in Italy), ossia conveniente

 

Il buono è nemico del povero, il buono conosce la convenienza della bontà perché conosce la sconvenienza dell'indigenza

 

Il buono stringe un patto di non belligeranza con la bontà, che diventa coalizione sleale con l'alleata più conveniente

 

La rivoluzione indigente: essere poveri ma esserlo tutti

 

Finalmente la povertà come convenienza (il guadagno etimologico)

 

Cum-venire, simultaneità del venire, la venienza, l'avvenenza

 

Sempre etimologicamente parlando la parola “povero” è già un giudizio, un biasimo: povero significa “colui che produce poco”, non “colui che ha poco”

 

Fuori del Paradiso Terrestre tutti lo sanno

 

Pur non conoscendo il cosiddetto significato etimologico, l'uomo lo sa, non sensatamente ma sentitamente

 

Eppure mente

 

Non che l'etimologia segni il destino del senso ma, ovviamente, l'origine del suo fraintendimento

 

“Significato etimologico” è un'espressione errata

 

La parola, in principio, fu un tentativo: sottrarre significato

 

In seguito il tentativo fallì

 

Sull'albero della conoscenza la mela maturava come significato

 

“Se avessi saputo” è la frase dell'essere umano

 

È un paradosso: se avesse saputo non avrebbe divorato il significato, ma lo divorò per sapere

 

Per sapere che se avesse saputo non avrebbe voluto sapere

 

Sapere è una variabile, valevole tanto quanto un'altra

 

Ma, disinteressati al senso, avremmo avuto sulle labbra non la parola ma il sapore e la consistenza della cosa

 

Il suono è nostalgia di consistenza

 

La produzione di senso è già produzione

 

Così la povertà è insensatezza, rifondazione terrestre di paradiso

 

Un non volerne più sapere

 

Povertà per tutti: un successo se fosse una canzoncina, un romanzetto, un programmino di successo

 

Infatti la creatura vivente (o convenientemente defunta) ospitata in un programma (sociale) di successo è la dimostrazione, diretta o indiretta, di quanta capacità abbia l'essere umano d'esprimere il proprio irrefrenabile desiderio di povertà, accentuandone i tratti spettacolari: l'aspetto miserabile

 

L'essere umano non riesce a nascondere mai del tutto la propria nostalgia di povertà, sia come ambizione sia come vocazione, seppur segrete

 

Ambizione alla povertà che trova nell'ambizione alla ricchezza un insoddisfacente surrogato, non appagante

 

La ricchezza come, appunto, schiaffo alla povertà che non si risveglia, di nuovo viva, vegeta e rigogliosa, in chi l'ha perduta

 

Povero è colui che non produce perché tutto, intorno, è vivo, vegeto e rigoglioso

 

Non avere bisogni perché non ce n'è bisogno

 

Quindi: non avere è relativo al non essere bisognosi

 

Avere è relativo all'essere quando eravamo poveri nel Paradiso Terrestre

 

Vocazione alla povertà, trasferita nell'arte con la petulante invadenza di chi offre la carità di un'allucinazione a se stesso

 

L'arte crea sempre forme concluse (siano anche opere aperte o incompiute: stanno in una mano, in un tempo, in un luogo), crea paradisi in terra dai quali vorremmo che il nostro cuore fosse stretto

 

L'arte sarebbe tutta arte povera se su di essa non incombesse la produzione, se non fosse soffocata dai mezzi

 

Ma d'essere povero non è più capace, l'essere umano, come non è più capace di nudità se non discutibile, se non, si direbbe, in costume epidermico, in una veste inesatta nei dettagli e nell'insieme

 

Sempre un sospetto di inesattezza filologica nella moda corrente

 

La nudità appare ma non è

 

In quanto a essere è solo incomprensibile, ossia fu

 

È il risultato di una spoliazione, di uno strappo, nostalgia di un tempo

 

Il nudo è, ormai, tutt'altro

 

L'intimità sotto un trucco pesante d'estraneità

 

Dopo il trucco non ci si avvia che alla rappresentazione: l'angelo preterintenzionale con le ali intenzionali

 

Incidenza del virtuale sul virtuoso: indire un convegno, poi lasciar perdere, dissuasi dalla disgustosa capacità di dimostrarla, questa incidenza, come anche quella di tutto su tutto (saperla dimostrare e non credere nella dimostrazione)

 

Soffocamento di ogni ribellione nel pareggio di bilancio, nello zero

 

Per l'appagato tutto è un appagamento, per l'incantato tutto è un incanto, per l'essere terra terra tutto è terra terra sulla terra Terra

 

Il definitivo abbandono del Paradiso Terrestre, la linea di passaggio coincide con queste righe, qui si sente come il crepitio di un morso nella mela

 

Qui, tutti, perdiamo l'occasione d'essere poveri

 

D'essere poveri sregolatamente, ossia godendo

 

Povertà è sregolatezza

 

Sotto un cielo di stelle, dalle quali discende, de sideribus,  ogni desiderio, che poteva essere appagato senza nemmeno troppo sforzo e senza chissà quale laboriosa concupiscenza, tante volte per ogni stella, e rivelato dalla luce piccolissima di ognuna, e goduto sotto quella luce stellare della quale — è dimostrato — la pelle umana è ottimo conduttore

 

Era un segreto

 

La cui rivelazione è ora, di tra queste righe, sopra questa terra Terra, perfettamente inutile ormai più

 

La Povertà senza regole avrebbe vissuto con noi per sempre, dilettandosi, Lei e noi, Lei con noi, noi con Lei, sia ad ogni istante che in ore varie e svariate, per poi dormire placidissimi e dolcissimi, sazi ma senza peso, su un cuscino di pietra

 

La Povertà, quando ogni cosa era povera al punto di non avere un nome, né scientifico né comune né proprio (di proprietà)

 

L'Anomia, la Povertà:

 

“Pensavo che sarei rimasta con te per sempre, con te, creatura, che saresti stata subito giusta, subito buona, subito sapiente... con te per sempre in un luogo felice e bello”

 

Quelle pugnalate d'avverbio, rigirate come aggettivo nella carne, quel subito, che come avverbio significa improvvisamente, immediatamente, e come aggettivo significa lampeggiante e lampante, senza troppe storie o remore o pensiero

 

Abbiamo perso tutto, abbiamo perso la Povertà

 

Regolarmente

 

(questi versetti potrebbero continuare all'infinito, sregolatamente, come un Paradiso, terrestri)

 

postato da: cassiodorov alle ore 20:50 | link | commenti (10)
categorie: pasquale panella, anomia, opificio
mercoledì, 26 novembre 2008

in parte morgan




Riflessioni interessanti in forma di conversazione - c'è anche qualche riga dedicata al "poeta romano" Mauro Mazzetti. Si legge rapidamente. Dopo si conoscono i cinque elementi di una canzone.
postato da: cassiodorov alle ore 09:04 | link | commenti (16)
categorie: libri
mercoledì, 19 novembre 2008

Chi cazzo era?


Quelli che ti salutano dalla moto in corsa

postato da: cassiodorov alle ore 10:47 | link | commenti (1)
categorie: ho visto cose, cronaca di roma
lunedì, 17 novembre 2008

Una prova difficile


Ho provato a leggere "Come Dio comanda", ma, ragazzi...
Un ragazzo adolescente viene mandato da suo padre a uccidere un cane. Nevica, fa freddo, e lui esce in pigiama, scalzo.
Poi m'è parso che imitasse la scrittura di Stephen King e ho smesso.
Poco fa l'ho restituito a Barbara, in sua assenza. Non so ancora cosa dirle quando la incontrerò.
postato da: cassiodorov alle ore 09:23 | link | commenti (3)
categorie: libri, barbara
venerdì, 07 novembre 2008

baciare le rane -2

2


La casa dall'esterno ha un aspetto solido, essenziale, marcato dalla posizione dominante sul crinale della collina. le finestre al primo piano riprendono con lineare simmetria le aperture del piano terreno e solo un sottile cornicione tra i due livelli alleggerisce la facciata. Il vecchio intonaco esterno è stato rimosso con cura qualche anno fa, riportando alla luce i mattoni d'argilla e dando all'intera costruzione un'immagine più rustica e nello stesso tempo austera, protettiva. Il giardino è abbastanza ampio e gli alberi ad alto fusto, tigli e  faggi in particolare, sono concentrati negli angoli estremi in modo da lasciare libera la vista sulle colline di fronte. Al centro del prato c'è un grande ciuffo di lavanda fiorita che attira api e calabroni: nella tranquillità della calura domenicale, il loro ronzio continuo è percettibile anche a parecchi metri di distanza.


postato da: cassiodorov alle ore 21:39 | link | commenti (3)
categorie: baciare le rane, renzo iorio
giovedì, 06 novembre 2008

Baciare le rane - 1

Anni fa partecipai a un concorso letterario. Giunsi in finale. La giuria scelse però "Baciare le rane", di Renzo Iorio, poi uscito per i tipi di Castelvecchi. Ho quel libro, me lo inviarono gli organizzatori del premio, ma non l'avevo mai aperto fino a ieri.
E' bello.
Cioè,
postato da: cassiodorov alle ore 19:06 | link | commenti (5)
categorie: baciare le rane, renzo iorio
mercoledì, 29 ottobre 2008

Ieri mi hanno portato due pagine di La repubblica, c'era una 'lezione' di David Foster Wallace, argomento: l'email.
postato da: cassiodorov alle ore 09:08 | link | commenti (7)
categorie: dfw