zzzzzz
Incredibile tensione sul comodino. Dostojevsky, versione I demoni, tenta di soffocare nel sonno il Dottor Cantina, ma non vi riesce per il tempestivo soccorso portato da David Foster Wallace, versione Brevi interviste a uomini schifosi. Il tutto sotto lo sguardo allibito di una raccolta di poesie di Eliot.
Interrogato con metodi poco ortodossi, Dostojevski ha spiegato che non gliene frega niente della puzza ma che la proprietà intellettuale sui demoni è sua e non sarà un Thomas Mann qualun - poi è svenuto.
Per ora è sul comodino. Ogni tanto gli getto uno sguardo svogliato. Non so che fare: lo tengo o lo butto? La puzza c'è sempre, magari contagia altri libri, non so. Inoltre leggendolo se ne staccavano blocchi (almeno due di un centinaio di pagine). Non so che fare. L'ho pagato così poco che anche buttandolo ci avrei guadagnato. Però è un libro. Si può buttare un libro? Ha una tenuta di circa trecento pagine, e proprio in quelle trecento si sono staccati due blocchi. Non so che fare. Le cento pagine della noia sono invece ancora incollate alla costola. Significa che è attaccato alla vita, in un certo senso, quasi avesse l'impulso di migliorarsi. Non ho mai desiderato che Thomas Mann fosse ancora vivo per fargli delle domande. Che brutta cosa. Avevo anche cambiato lampadina per una più fioca e questo mi costringeva a avvicinare il libro. Il libro no, ma quella puzza sotto il naso un po' mi manca. Lo lascio sul comodino ancora per qualche giorno, poi decido. A patto che nessuno mi faccia delle storie. Dirò che sono immune alla polvere sedimentata.
non faceva che dire
la stessa vecchia cosa
riguardo al vecchio mare
che stava sempre in mezzo
alle vetuste cosche
del dire e del fare
ignorando per esempio la questione
di tutti i liquidi
- compreso il sentimento -
che erodono la forma
in cui stanno racchiusi
modellandola quindi sulla propria
immagine fuggevole illusoria
e dimostrano a se stessi che in sostanza
il solido si scioglie
anche senza calore
o che il calore è frutto di parole
il mio tormentatissimo rapporto col dottor cantina penso proprio che s'è esaurito, tutto l'interesse iniziale s'è esaurito, thomas mann strada facendo s'è esaurito - chi scrive lo sa, talvolta la pista si esaurisce, si tira avanti per un po' scrivendo cose con fatica, si abbandona - càpita - così thomas mann, esaurito quanto riusciva a immaginare sul genio - prendendo a modello se stesso, immagino, o un goethe padre suo - dà sempre più spazio al narratore/osservatore del genio - prendendo a modello se stesso - insomma m'è venuto a no
Senti Koch, tu ieri hai detto che saresti andato a vedere Io sono leggenda e siccome hai procunciato bene il titolo, gli hai aggiunto qualcosa, il tuo interesse di vederlo, insomma, per cui mi sono immaginato che ne avresti scritto eccetera, ecco, ho commesso il misfatto di scaricarlo. 700 e passa mega, un .avi. All'inizio pensavo che ci avrei trovato un porno. lo fanno, Koch, tu scarichi, che ne so, Harry Potter, fai doppio click e ti parte un porno. Ma mi è successo anche di peggio: tutte le volte che scaricavo X-man 3 ero costretto a vedere l'inizio di Be cool, un film con John Travolta e, come si chiama, la musa di Tarantino, e anche in quel film li fanno ballare perché se John Travolta non balla con Uma Thurman hai speso male i tuoi soldi. E invece si trattava di Io sono leggenda veramente; solo, in Inglese. Però bello, mica con lo schermo ripreso durante la proiezione e le voci e le risate degli spettatori. Ma in fondo si segue bene anche in lingua originale, non ci sono molti dialoghi, se non verso la fine, e al cane dice sempre C'mon o cose del genere. Comunque in questo film non c'è niente da ridere, mi pare. Anzi mi ha gettato in un curioso stato che non riesco a decifrare, allarmato, forse, leggermente impaurito. Allora volevo chiederti se me lo racconti tu, su Lame. Magari mi passa.
Il Genio s'ammala. Allora uno pensa: ecco, il diavolo è venuto a reclamare la sua anima, i 20 e passa anni dell'accordo sono trascorsi e il diavolo vuole indietro la sua anima, l'anima del Genio. Invece no. Nessun dottore riesce a capire di cosa soffra il Genio. Tentano di curarlo in qualche modo ma non riescono, anche perchè il Genio rifiuta le cure, è come se covasse qualcosa. E infatti, finita, improvvisamente e incredibilmente, la malattia, il Genio produce, in soli 4 mesi e mezzo, una straordinaria opera sull'Apocalisse.
Ma quello che volevo dire veramente riguarda i salotti. Capita spesso, nei libri dei secoli passati, la descrizione di uno o più salotti dove gli artisti si riuniscono, ospiti di una qualche deliziosa signora appassionata d'arte. In questo caso la signora ha due figliole da maritare e riesce a maritarne una soltanto, mentre l'altra, senza alcun talento, decide di fare l'attrice. E mi chiedevo: esistono ancora i salotti letterari? Così ho avviato una ricerca su Goo
Strano infatti: una gloria precoce ed esoterica, del tutto ignota alla grande massa, come quella che aveva incominciato ad accoppiarsi al nome di Leverkuhn, ha la sua sede nelle sfere degli iniziati, tra i conoscitori, ma nello stesso tempo trova riverbero in regioni più modeste e più umili, nell'anima bisognosa di coloro che si staccano dalla massa per una sensibilità di solitudine e di sofferenza mascherata da aspirazioni superiori, e che trovano la loro felicità in una venerazione il cui valore sta nella rarità.
Perché questo, più che un libro su quanto di diabolico c'è nel genio di Adrian Leverkuhn, è la storia di chi al genio si accosta, di come il vero genio stia nel riconoscere il genio. E' la vecchia storia di Don Chisciotte e Sancho Panza. E' quest'ultimo, secondo Kafka, che, per il proprio divertimento, spinge Don Chisciotte alle sue azioni ridicole e commoventi.